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Di scioperi, interpellanze e destre

Pubblichiamo la lettera di Paolo Galbiati, socio ErreDipi e docente pubblicata su LaRegione il 10.05.23

Si dice che tutte le domande siano lecite. Ci sono però a volte domande talmente ottuse da non meritare una risposta. Così è per quelle elencate nell'interpellanza UDC al Governo, a firma Giudici-Morisoli. Stupisce, peraltro che a chiedere "Non crede il Cds che le opinioni politico/sindacali dei docenti debbano rimanere fuori dal contesto scolastico?" sia il partito che si è fatto fiero portabandiera dell'iniziativa popolare sull'educazione alla cittadinanza: premesso che non si tratta di opinioni, bensì di atti che configurano l'esercizio dei diritti fondamentali (ossia l'esercizio della cittadinanza attiva), come si può coerentemente predicare la necessità di insegnare l'educazione alla cittadinanza se poi si nega a coloro che la devono insegnare di poterla esercitare? Rincara la dose la leghista Ortelli, che mercoledì scorso tuonava contro i docenti accusandoli di fare "scuola di anarchia" (confondendola con la democrazia) e lamentando che la democrazia fosse sotto l'assedio delle "leggi sindacali"... (?) Forse la signora ha confuso "leggi" con "diritti" sindacali, ossia quella parte di libertà democratica garantita dalla Costituzione federale all'art. 28. Diritti che POSSONO essere esercitati sul piano giuridico ma che DEVONO essere esercitati sul piano etico; questo è infatti il dovere civico di ogni cittadino in democrazia: contribuire alla promozione dei diritti fondamentali sanciti dalla propria costituzione. Stupisce invece che due ex liberali, fuggiti dal partito liberale in quanto non abbastanza liberista (sic!), non conoscano l'ABC del liberalismo. Ad esempio che nelle democrazie liberali è garantito non solo il diritto di sciopero ma anche il diritto alla non discriminazione. Viceversa, i Nostri chiedono "Chi ha deciso e chi ha dato il permesso allo sciopero?", come se il diritto di sciopero fosse subordinato al permesso di chicchessia, e ancora "Quale è la base giuridica che permette ai dipendenti dello Stato di scioperare?", con cui si sottintende che i dipendenti dello Stato non abbiano o non debbano avere gli stessi diritti costituzionali degli altri lavoratori, e che rivela un'ignoranza cosmica, sul piano civico, da parte di esponenti della nostra classe politica dirigente. Non occorre scomodare ChatGPT, basta chiedere ad Alexa: lei sa quel che dovrebbe sapere ogni deputato, se ogni tanto si desse la pena di spolverare un po' la Costituzione federale.

Dicevo: stupisce... Ma in realtà non stupisce più di tanto assistere al maldestro tentativo delle destre nostrane di stroncare sul nascere una dinamica che sbugiarda coloro che si riempiono la bocca di patriottico orgoglio per le istituzioni sociali, che difendono con tanto zelo contro i presunti abusi degli stranieri, ma che in realtà faticano a digerire: le assicurazioni sociali, di cui fa parte la Previdenza contro i rischi della vecchiaia, vogliono includere, la destra vuole escludere. Anzitutto escludere gli stranieri arraffoni, certo, ma anche i dipendenti pubblici fannulloni, privilegiati e parassiti: i "consumatori di imposte", come li ha apostrofati il buon Pamini poche settimane fa. I "fuchi dello Stato" non meritano parità di trattamento con gli altri lavoratori: devono assistere supinamente alla decurtazione della loro pensione, e devono quindi astenersi dal rivendicare il loro diritto ad una giusta retribuzione e ad una vecchiaia dignitosa.

I dipendenti pubblici assicurati (ahiloro) con IPCT scioperano per le pensioni, non per le LORO pensioni, bensì per le pensioni di tutti, e soprattutto della classe sociale che rappresentano, ossia quella classe media e medio-bassa di cui la destra si autoproclama alfiere. E lo fanno utilizzando uno strumento nobile, un diritto di rango costituzionale, tale in quanto considerato e rispettato per essere stato alla base delle istituzioni sociali del nostro Paese. I diritti del lavoro, parte di quelle conquiste sociali di cui andiamo tanto fieri, sono di fatto il frutto di battaglie sindacali combattute con l'arma dello sciopero. Esattamente come sta accadendo oggi.

Ma le nostre destre tutto questo lo ignorano o (speriamo...) fingono di ignorarlo e perciò pongono domande improbabili al Consiglio di Stato. E dunque, in conclusione, un suggerimento al Governo sulle risposte da dare a domande che non meritano risposta: una sola risposta, laconica..., "È la democrazia, bellezza!".

Paolo Galbiati

Docente Liceo di Bellinzona

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